Sarah Kofman, la filosofia come procedere aporetico
Resumen
Sarah Kofman (1934-1994), straordinaria filosofa francese del secondo dopoguerra, rimane quasi ignorata nelle grandi ricostruzioni del pensiero occidentale, per molteplici motivi, come il triste sessismo che spesso caratterizza da sempre lo sguardo filosofico, ma anche il “polveroso” costume dell’accademia (di qualsiasi nazione si parli) di isolare e screditare i pensieri ribelli alle modalità di rispetto dell’autorità costituita. Sarah Kofman ha lavorato dall’interno per scompaginare l’ordine costituito, e ha lottato per un riconoscimento che le permettesse di introdurre un novità nell’insegnamento filosofico tradizionale. Sarah Kofman è un’autrice che esige un lettore attento per la profondità di un pensiero che spesso alla prima lettura non appare in tutta la sua chiarezza, ma di cui si intuisce l’enorme consistenza. Questo contributo vuole cercare di tratteggiarne la figura, partendo da alcuni elementi tipici del suo modo di essere una filosofa, tenendo cioè conto in modo critico della propria sua posizione sessuata. La mancanza di neutralità del pensiero è stato una consapevolezza del suo pensiero che l’ha guidata alla ricerca di un nuovo modo di fare filosofia. Questo approccio l’ha resa capace di una libertà irriverente e di uno sguardo originale, rendendola un’interprete davvero eccezionale, in un panorama dominato dalle regole accademiche della citazione “giusta” o dell’ossequio alle regole. Sarah Kofman, molto chiaramente e con assoluta consapevolezza, scavalca e ritorna al testo, affidandosi ad uno scavo che è sempre prima di tutto nutrimento per la sua intelligenza, ma anche una comprensione chiara del detto e del non detto.
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