Uno schiavo e un liberto imperiale (non) da Livorno: note su un frammento quasi ritrovato e sul tabularius sacrarum pecuniarum provinciae Cretae
Abstract
In un articolo comparso sul quotidiano fiorentino “La Nazione” nel 1883 vennero descritti un frammento epigrafico e un’iscrizione a oggi irreperibili ma allora conservati a Livorno, dove forse erano giunti nell’ambito dei circuiti del collezionismo antiquario. Per il frammento sembra possibile individuare una pubblicazione a carattere scientifico qualche decennio più tardi, ma in una forma differente rispetto a quella della prima menzione. Il secondo documento invece, un’iscrizione funeraria commissionata da un liberto imperiale per il suo alumnus, costituisce l’unica attestazione di un tabularius sacrarum pecuniarum provinciae Cretae. L’analisi dell’utilizzo della locuzione sacrae pecuniae in altre fonti epigrafiche e del contesto cretese porta a ritenere che tale ufficio, a lungo messo in relazione con l’amministrazione della proprietà imperiale sull’isola egea, sia invece da considerare come una specificità di quella provincia, ove è attestato l’impiego da parte dell’autorità imperiale di fondi appartenenti a templi o santuari per la realizzazione di opere di pubblica utilità.
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