Nunc quid undique ablatum sit ostendunt (Cic. Verr., 2, 4, 132). Immagini e memoria nelle Verrine di Cicerone

##plugins.pubIds.doi.readerDisplayName##: https://doi.org/10.5209/eiko.77828
Parole chiave: Cicerone, Verrine, Sicilia, Immagini, Memoria

Abstract

Proponiamo alcune considerazioni sul tema della memoria attraverso passi scelti delle Verrine di Cicerone, che rappresentano, accanto alle fonti archeologiche, una testimonianza fondamentale per lo studio della Sicilia di età tardorepubblicana.

Le opere d’arte siracusane facenti parte del bottino di Marcello sono all’origine di una vera e propria svolta nel gusto dei Romani, attratti per la prima volta dal fascino irresistibile dell’arte greca. La dispersione delle opere determinata dal fenomeno dilagante del collezionismo privato e dai furti di Verre innesca un processo distruttivo della memoria identitaria, ancorata alle immagini, indissolubilmente legate al loro contesto di appartenenza.

La lettura delle Verrine, e del De signis in particolare, offre spunti attuali di riflessione, specie riguardo alla piaga del commercio clandestino delle opere d’arte.

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Pubblicato
2022-03-01
Come citare
Caminneci, Valentina. «Nunc quid undique ablatum sit ostendunt (Cic. Verr., 2, 4, 132). Immagini e memoria nelle Verrine di Cicerone». Eikón / Imago 11 (marzo 1, 2022): 197–213. Consultato luglio 10, 2026. https://revistas.ucm.es/index.php/EIKO/article/view/77828.
Sezione
Miscellany

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