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<journal-title specific-use="original" xml:lang="es">Con-Textos Kantianos</journal-title>
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<article-title>Eredità e attualità della concezione kantiana della razionalità</article-title>
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<institution content-type="original">Università degli Studi di Roma Tre</institution>
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<corresp id="cor1">Autor@s de correspondencia: Giacomo Manzi: <email>giacomo.manzi@uniroma3.it</email></corresp>
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<copyright-statement>Copyright © 2025, Universidad Complutense de Madrid</copyright-statement>
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<meta-name>Recensione a</meta-name>
<meta-value>: Antonino Falduto (Ed.): Problems of Reason: Kant in Context, Berlin/Boston, Walter de Gruyter, 2024, 396 pp. ISBN 978-3-11-150159-8.</meta-value>
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<meta-name>Come citare</meta-name>
<meta-value>: Manzi, G. (2025). Eredità e attualità della concezione kantiana della razionalità. Recensione a: Antonino Falduto (Ed.): Problems of Reason: Kant in Context, Berlin/Boston, Walter de Gruyter, 2024, 396 pp., Con-Textos Kantianos 21, pp. 191-193.</meta-value>
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<p>Probabilmente non c’è autore nella modernità e nella contemporaneità
che abbia esercitato un peso maggiore sulla concezione della ragione e
della razionalità come Kant. Il filosofo di Königsberg è, ed è stato, un
riferimento obbligato per tutti gli autori che, dopo di lui, gli sono
succeduti e che hanno tentato di comprendere lo statuto della ragione e
le sue funzioni. Di tale lascito kantiano è difficile trarre un
resoconto, vista la portata della sua influenza e l’ampiezza della
letteratura critica sull’argomento.</p>
<p>Il lavoro collettaneo curato da Antonino Falduto, <italic>Problems of
Reason: Kant in Context</italic> per Walter de Gruyter si inserisce con
piena consapevolezza in tale quadro, mostrando proprio quanto le
problematiche inerenti alla concezione kantiana della ragione abbiano
coperto “[...] the entire breadth of the modern debate concerning the
concept of reason and its forms” (p. XI). Il volume conta un’ampia
selezione di articoli su una vasta gamma di tematiche e prospettive,
aventi come filo conduttore Kant e la sua visione della razionalità. Il
lavoro è diviso in due sezioni: 1) <italic>Problems of Reason – Kant’s
philosophy and his predecessors</italic>; 2) <italic>Problems of Reason
– Kantian heritage</italic>. La prima si concentra sull’analisi diretta
del pensiero del filosofo oltre che sul confronto con i suoi
predecessori, mentre la seconda focalizza il suo interesse nel rapporto
tra Kant e i suoi contemporanei fino ad arrivare ai dibattiti filosofici
attuali.</p>
<p>Un elemento di questo volume che merita certamente attenzione è la
sua insistenza, in alcuni casi esplicita, in altri più implicita,
sull’attualità e vitalità del pensiero kantiano, come sulle potenzialità
che può ancora esercitare nella comprensione di molteplici aspetti in
cui la ragione è coinvolta nel suo orizzonte teoretico, pratico o
estetico. Un ulteriore elemento che testimonia l’attualità di questo
lavoro è l’originalità di molti suoi contributi, i quali propongono in
modo convincente nuove interpretazioni e prospettive sul pensiero
kantiano, offrendo valide alternative alle letture consolidate sul piano
storico filosofico.</p>
<p>Nella prima sezione, i lavori di Paul Guyer e Claudio La Rocca
mostrano, con approcci differenti, come il pensiero kantiano conduca
alla concettualizzazione di un orizzonte aperto e dinamico della
conoscenza e della morale e della loro continua riarticolazione e
sviluppo sul piano dell’esperienza. Mentre Gruyer, pone l’accento sulla
conciliazione attuata da Kant tra empirismo e razionalismo, mostrando
come tale connubio porti ad una strutturale incompletezza del sistema
della scienza e dei doveri, La Rocca, invece, insiste su come la critica
della ragione attuata da Kant, fuori da ogni forma di eruditismo, sia
rivolta alla riflessione sulla complessità della realtà e sulla opacità
del soggetto a sé stesso. Nella prospettiva offerta dall’autore del
saggio, l’attività riflessiva propria della critica viene allora
concepita come aperta alla dimensione intersoggettiva: &quot;The very
possibility of reflexively discriminating authentic grounds from obscure
causes is essentially linked to an intersubjective procedure&quot; (p.
38). Tale atteggiamento, orientato all’attualità delle riflessioni
kantiane, emerge anche sul piano dell’estetica. Nella ricostruzione del
rapporto tra le <italic>perceptiones pregnantes</italic> di Baumgarten e
le idee estetiche di Kant, Gabriele Tomasi mostra come, dal confronto
tra i due filosofi tedeschi, sia possibile dare una risposta su quale
sia il valore cognitivo dell’arte e in che modo esso contribuisca al
valore artistico di un’opera. L’autore si concentra nello specifico sul
caso della poesia, seppure venga a più riprese enfatizzato come questa
fornisca un esempio di aspetti generali propri di ogni forma artistica.
L’attenzione rivolta al dibattito contemporaneo è poi manifestata
esplicitamente nella parte conclusiva del lavoro di Tomasi dove viene
riprese la distinzione di Thomas Nagel tra l’assunzione di un punto di
vista oggettivo e di un punto di vista soggettivo sulle cose. Seguendo
poi le riflessioni di altri autori e in particolare di Alex Burri,
l’autore del saggio insiste su come le posizioni di Baumgarten e Kant
sull’arte possano fornire una forma di conoscenza complementare alla
filosofia e alla scienza, capace di comprendere la visione soggettiva e
prospettica del soggetto umano nel mondo.</p>
<p>Altri contribuiti che si muovono in un dialogo tra Kant e la
contemporaneità si ritrovano poi nella seconda sezione. Da un lato, nel
confronto con le interpretazioni di Gadamer e di Arendt sul senso comune
e sulla facoltà di giudizio, mostrando la capacità del pensiero kantiano
di articolare una teoria della società associata alla facoltà di
giudizio propria dei soggetti razionali (Daniel Stader). Dall’altro
nell’interessante apporto che la visione della soggettività kantiana può
dare all’interno del dibattito contemporaneo sulla filosofia della
morte, argomentando a favore della desiderabilità di quelle
caratteristiche della vita intrinsecamente legate alla sua finitezza: ad
esempio la sua condizione corporea e il rapporto che questa ha con la
ragione (Antonino Falduto): &quot;Only through temporality reason is
born in a body and lives in the world, and only temporally limited
sensible subjects can attribute value to their experiences, which can be
nothing but temporal. Only through this finitude, human beings can
subjectively experience pleasure. Observing the starry heavens above us,
we, as sensible rational subjects, are allowed to perceive them not only
as a physical magnitude but also, at the same time, as an object of
admiration&quot; (p. 361).</p>
<p>All’attualità del volume, come si diceva, concorre anche la presenza
di molteplici contributi che propongono prospettive originali sul
pensiero kantiano sul piano storico e filosofico. Anselmo Aportone, ad
esempio, individua nell’analisi del giudizio estetico un modello
generale rispetto alle nostre facoltà cognitive riguardante il rapporto
tra le facoltà nel processo di sintesi che presiede alla conoscenza
delle leggi particolari della natura e alla rappresentazione degli
oggetti reali. Emanuele Cafagna mette in rilievo la specificità della
concezione di perfezione proposta in Kant in <italic>Der einzig mögliche
Beweisgrund zu einer Demonstration des Daseins Gottes</italic> rispetto
ai suoi predecessori. Bill Molyneux, invece, propone un’interpretazione,
che, discostandosi da quelle tradizionali, ritiene possibile concepire
nell’impianto argomentativo della <italic>Kritik der
Urteilskraft</italic> una sottospecie di idee estetiche che presentano
contenuti di esperienza attraverso l’ipotiposi schematica.</p>
<p>In linea con il titolo del volume, non mancano poi contributi che si
concentrano sulle tensioni e problematiche interne al pensiero kantiano
e alla sua concezione della ragione. Gli autori analizzano, ciascuno da
una prospettiva specifica, diversi nodi teorici: Alexei N. Krouglov si
sofferma sull’ambiguità della definizione kantiana di Illuminismo;
Michael Walschots mette in discussione l’interpretazione che vede una
continuità tra la concezione della motivazione morale in Hutcheson e
quella in Kant; Jens Timmermann evidenzia l’originalità argomentativa
della <italic>Kritik der praktischen Vernunft</italic> rispetto alla
<italic>Grundlegung zur Metaphysik der Sitten</italic>, in particolare
attraverso il concetto di “credenziale” della legge morale. Kang Qian
affronta il tema della circolarità che sembrerebbe emergere, nella
<italic>Grundlegung,</italic> tra libertà e legge morale, proponendo
un’interpretazione alternativa: pur non eliminando completamente la
circolarità, sostiene che Kant, nella quinta sezione dell’opera, offra
una soluzione trascendentale fondata sulla non contraddizione tra
libertà e necessità naturale, giungendo così a una deduzione
trascendentale dell’uso regolativo dell’idea di ragione in ambito
pratico. Gabriel Rivero affronta invece la complessa questione
dell’introduzione del dovere <italic>honeste vive</italic> all’interno
della dottrina kantiana del diritto. In quest’ultimo caso, l’autore
contestualizza storicamente l’affermazione di tale dovere come una
risposta di Kant alla disputa, a lui contemporanea, tra conservatori e
radicali riguardo al concetto di umanità. L’introduzione, dunque, del
dovere <italic>honeste vive</italic> viene concepita come il tentativo
kantiano di dare uno spazio alla nozione di umanità nella sua dottrina
del diritto. Su questo stesso ordine di riflessioni s’inserisce anche il
saggio di Diego Kosbiau Trevisan che ipotizza una transizione nel
pensiero giuridico del filosofo da una visione assolutista, in linea con
la concezione degli <italic>iura connata</italic>, a una visione
liberale, in cui emerge come unico diritto innato e fondamentale quello
della libertà. Da questa prospettiva lo scopo dello stato non è tanto
quello di promuovere la felicità, ma piuttosto quello di preservare la
libertà dei cittadini: &quot;In the civil state, the innate right of
freedom is neither lost nor alienated. On the contrary, it remains and
gains a `civil´ meaning in the form of `legal attributes´ belonging to
every human being&quot; (p. 162). Sul piano della filosofia pratica John
Walsh, affronta il problema della possibilità di una trasgressione
libera della legge morale, sciogliendo le possibili contraddizioni
sull’argomento mostrando come esse dipendono principalmente da
un’esigenza epistemologica inerente alla definizione della
<italic>Willkür.</italic></p>
<p>Il volume non manca di contributi che tengono conto degli influssi,
delle interpretazioni e delle riprese della filosofia del pensatore
tedesco, soffermandosi, ad esempio, sullo spostamento d’asse dal piano
teoretico a quello pratico nel trattare il problema dell’immortalità
dell’anima (Paola Rumore), oppure insistendo, a partire dall’importanza
attribuita alla comunicazione nell’intera filosofia kantiana, su come in
Fichte la comunicazione diventi un elemento costitutivo della società e
delle sue istituzioni (Luca Fonnesu). Saneyuki Yamatsuta ricostruisce lo
sviluppo della critica di Hegel a Kant rispetto al rifiuto di
quest’ultimo dell’intuizione intellettuale. Hernán Pringe discute invece
delle leggi del pensiero puro di Cohen secondo le quali il pensiero dà a
sé stesso il proprio contenuto. L’autore, in particolare, mostra come
ciò avvenga attraverso diverse fasi corrispondenti ai differenti tipi di
giudizio. Nella scansione di questo processo, egli illustra in che modo
per Cohen la matematica giochi un ruolo centrale non solo nella forma ma
anche nella generazione del contenuto del pensiero di un oggetto nella
natura, superando una considerazione separata delle forme pure
dell’intuizione e delle leggi del pensiero.</p>
<p>Il volume si chiude con un saggio di Heiner F. Klemme che mette a
confronto Kant e Husserl sulla concezione della razionalità tra le
nozioni di <italic>critica</italic> e <italic>crisi</italic>. La ragione
per attuare una simile comparazione è guidata innanzitutto dall’idea che
le tesi dell’uno e dell’altro filosofo si chiariscono reciprocamente,
consentendo così di assumere una prospettiva privilegiata capace di
fornire una maggiore comprensione della particolarità delle rispettive
posizioni dei due filosofi. L’analisi della tensione tra razionalità,
critica e crisi, può contribuire, in secondo luogo, a dare una risposta
alla domanda su che cosa sia la critica, e come tale questione sia parte
della modernità di cui facciamo parte &quot;After all, our question
about critique and the crisis of rationality does not fall from the sky.
It is itself part of the discourse of modernity in which we
participate&quot; (p. 376). Il senso in cui viene adottato il termine
critica ha tuttavia qui un valore generale e corrisponde al suo
&quot;[…] supreme practical-political goal in the service of which the
critique of `the faculty of reason´ stands&quot;
(<italic>ibid.</italic>). Tale fine consiste nell’autopreservazione
dell’essere umano quale essere razionale, allontanandolo, in questo
modo, dalle condizioni che lo riducono a mera macchina. La razionalità
critica deve quindi preservare l’autodeterminazione del soggetto in
quanto <italic>persona</italic>, la quale si costituisce come soggetto
libero grazie alla ragione.</p>
<p>L’autore del saggio argomenta poi che la riflessione sul concetto di
critica in conformità al lascito kantiano, non può mancare di adottare
un approccio “meta-critico”, vale a dire una critica di quelle
intuizioni di Kant caratterizzanti la sua stessa concezione della
critica: cioè, quell’attività razionale volta all’autopreservazione
della razionalità umana e della sua libertà: &quot;By meta-critique,
then, I mean the systematic engagement with the critique of Kant’s
critique in history and in the present. Meta-critique investigates
whether and in which respect the critique of Kant and thus of the idea
of the human being who wants to be more than machine, is
convincing&quot; (p. 381) È entro questa prospettiva meta-critica e
storico filosofica che è chiamato in causa il pensiero di Husserl e le
sue riflessioni intorno alla crisi delle scienze &quot;[…] because
Husserl’s transcendental phenomenology also constitutes a critique of
Kant&quot; (<italic>ibid.</italic>). Il tentativo condotto da Husserl
nella <italic>Krisis</italic> è infatti ritenuto non troppo distante da
quello della filosofia pratica kantiana. Entrambe le prospettive si
accomunano nel tentativo di contribuire, attraverso un vero
razionalismo, ad un’umanità basata sulla ragione: scopo perseguibile,
per Husserl, solo all’interno del solco segnato dalla fenomenologia
trascendentale. Tale scopo pratico, che persegue la razionalità non
riducendola a quella delle scienze naturali, ma estendendola ai
presupposti di queste, assume una connotazione esistenziale. La
razionalità è concepita come ciò che dà senso all’esistenza, ma il suo
perseguimento trova infine base nella fede nella razionalità del mondo e
in un Dio buono. Dunque, l’esito di questa meta-critica, perviene ad un
superamento della critica stessa attraverso la crisi, conservando
tuttavia il suo intento di fondo, vale a dire l’autopreservazione della
razionalità dell’uomo &quot;For Husserl, the immediacy of the life-world
and the world of things takes the place of the critique of reason by
reason, which tries to fathom the relationship between concept and
intuition, between thinking and cognition&quot; (p. 386). Al termine
della sua riflessione, Klemme nota come, nonostante le importanti
differenze tra Kant e Husserl, entrambi condividono un punto essenziale:
lo scopo pratico di porre al centro del loro pensiero l’umanità,
legandola inestricabilmente all’autopreservazione della razionalità, in
modo tale da non ridurre l’uomo a macchina né di ridurre la sua
comprensione alla sola razionalità scientifica.</p>
<p>In conclusione, il presente volume affronta una pluralità ampia e
articolata di questioni, tutte riconducibili, in modo coerente, al tema
centrale del libro, anche in virtù della sua estensione. Il merito
principale di questo lavoro, a parere di chi scrive, è l’originalità e
l’intraprendenza delle tesi proposte nei diversi contributi che si
inseriscono nel vivo dei diversi dibattiti sulla filosofia di Kant, e
non solo, e che riguardano la razionalità e i suoi diversi impieghi.</p>
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