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Con-Textos Kantianos

e-ISSN: 2386-7655

RESEÑAS

Eredità e attualità della concezione kantiana della razionalità

Giacomo Manzi
Università degli Studi di Roma Tre (Italia) Email ORCID iD
Publicado: 14/07/2025

Recensione a: Antonino Falduto (Ed.), Problems of Reason: Kant in Context. Berlin/Boston, Walter de Gruyter, 2024, 396 pp. ISBN: 978-3-11-150159-8.

Come citare: Manzi, G. (2025). Eredità e attualità della concezione kantiana della razionalità. Recensione a: Antonino Falduto (Ed.), Problems of Reason: Kant in Context. Berlin/Boston, Walter de Gruyter, 2024, 396 pp. Con-Textos Kantianos, 21, pp. 191–193.

Probabilmente non c’è autore nella modernità e nella contemporaneità che abbia esercitato un peso maggiore sulla concezione della ragione e della razionalità come Kant. Il filosofo di Königsberg è, ed è stato, un riferimento obbligato per tutti gli autori che, dopo di lui, gli sono succeduti e che hanno tentato di comprendere lo statuto della ragione e le sue funzioni. Di tale lascito kantiano è difficile trarre un resoconto, vista la portata della sua influenza e l’ampiezza della letteratura critica sull’argomento.

Il lavoro collettaneo curato da Antonino Falduto, Problems of Reason: Kant in Context per Walter de Gruyter si inserisce con piena consapevolezza in tale quadro, mostrando proprio quanto le problematiche inerenti alla concezione kantiana della ragione abbiano coperto “[...] the entire breadth of the modern debate concerning the concept of reason and its forms” (p. XI). Il volume conta un’ampia selezione di articoli su una vasta gamma di tematiche e prospettive, aventi come filo conduttore Kant e la sua visione della razionalità. Il lavoro è diviso in due sezioni: 1) Problems of Reason – Kant’s philosophy and his predecessors; 2) Problems of Reason – Kantian heritage. La prima si concentra sull’analisi diretta del pensiero del filosofo oltre che sul confronto con i suoi predecessori, mentre la seconda focalizza il suo interesse nel rapporto tra Kant e i suoi contemporanei fino ad arrivare ai dibattiti filosofici attuali.

Un elemento di questo volume che merita certamente attenzione è la sua insistenza, in alcuni casi esplicita, in altri più implicita, sull’attualità e vitalità del pensiero kantiano, come sulle potenzialità che può ancora esercitare nella comprensione di molteplici aspetti in cui la ragione è coinvolta nel suo orizzonte teoretico, pratico o estetico. Un ulteriore elemento che testimonia l’attualità di questo lavoro è l’originalità di molti suoi contributi, i quali propongono in modo convincente nuove interpretazioni e prospettive sul pensiero kantiano, offrendo valide alternative alle letture consolidate sul piano storico filosofico.

Nella prima sezione, i lavori di Paul Guyer e Claudio La Rocca mostrano, con approcci differenti, come il pensiero kantiano conduca alla concettualizzazione di un orizzonte aperto e dinamico della conoscenza e della morale e della loro continua riarticolazione e sviluppo sul piano dell’esperienza. Mentre Gruyer, pone l’accento sulla conciliazione attuata da Kant tra empirismo e razionalismo, mostrando come tale connubio porti ad una strutturale incompletezza del sistema della scienza e dei doveri, La Rocca, invece, insiste su come la critica della ragione attuata da Kant, fuori da ogni forma di eruditismo, sia rivolta alla riflessione sulla complessità della realtà e sulla opacità del soggetto a sé stesso. Nella prospettiva offerta dall’autore del saggio, l’attività riflessiva propria della critica viene allora concepita come aperta alla dimensione intersoggettiva: "The very possibility of reflexively discriminating authentic grounds from obscure causes is essentially linked to an intersubjective procedure" (p. 38). Tale atteggiamento, orientato all’attualità delle riflessioni kantiane, emerge anche sul piano dell’estetica. Nella ricostruzione del rapporto tra le perceptiones pregnantes di Baumgarten e le idee estetiche di Kant, Gabriele Tomasi mostra come, dal confronto tra i due filosofi tedeschi, sia possibile dare una risposta su quale sia il valore cognitivo dell’arte e in che modo esso contribuisca al valore artistico di un’opera. L’autore si concentra nello specifico sul caso della poesia, seppure venga a più riprese enfatizzato come questa fornisca un esempio di aspetti generali propri di ogni forma artistica. L’attenzione rivolta al dibattito contemporaneo è poi manifestata esplicitamente nella parte conclusiva del lavoro di Tomasi dove viene riprese la distinzione di Thomas Nagel tra l’assunzione di un punto di vista oggettivo e di un punto di vista soggettivo sulle cose. Seguendo poi le riflessioni di altri autori e in particolare di Alex Burri, l’autore del saggio insiste su come le posizioni di Baumgarten e Kant sull’arte possano fornire una forma di conoscenza complementare alla filosofia e alla scienza, capace di comprendere la visione soggettiva e prospettica del soggetto umano nel mondo.

Altri contribuiti che si muovono in un dialogo tra Kant e la contemporaneità si ritrovano poi nella seconda sezione. Da un lato, nel confronto con le interpretazioni di Gadamer e di Arendt sul senso comune e sulla facoltà di giudizio, mostrando la capacità del pensiero kantiano di articolare una teoria della società associata alla facoltà di giudizio propria dei soggetti razionali (Daniel Stader). Dall’altro nell’interessante apporto che la visione della soggettività kantiana può dare all’interno del dibattito contemporaneo sulla filosofia della morte, argomentando a favore della desiderabilità di quelle caratteristiche della vita intrinsecamente legate alla sua finitezza: ad esempio la sua condizione corporea e il rapporto che questa ha con la ragione (Antonino Falduto): "Only through temporality reason is born in a body and lives in the world, and only temporally limited sensible subjects can attribute value to their experiences, which can be nothing but temporal. Only through this finitude, human beings can subjectively experience pleasure. Observing the starry heavens above us, we, as sensible rational subjects, are allowed to perceive them not only as a physical magnitude but also, at the same time, as an object of admiration" (p. 361).

All’attualità del volume, come si diceva, concorre anche la presenza di molteplici contributi che propongono prospettive originali sul pensiero kantiano sul piano storico e filosofico. Anselmo Aportone, ad esempio, individua nell’analisi del giudizio estetico un modello generale rispetto alle nostre facoltà cognitive riguardante il rapporto tra le facoltà nel processo di sintesi che presiede alla conoscenza delle leggi particolari della natura e alla rappresentazione degli oggetti reali. Emanuele Cafagna mette in rilievo la specificità della concezione di perfezione proposta in Kant in Der einzig mögliche Beweisgrund zu einer Demonstration des Daseins Gottes rispetto ai suoi predecessori. Bill Molyneux, invece, propone un’interpretazione, che, discostandosi da quelle tradizionali, ritiene possibile concepire nell’impianto argomentativo della Kritik der Urteilskraft una sottospecie di idee estetiche che presentano contenuti di esperienza attraverso l’ipotiposi schematica.

In linea con il titolo del volume, non mancano poi contributi che si concentrano sulle tensioni e problematiche interne al pensiero kantiano e alla sua concezione della ragione. Gli autori analizzano, ciascuno da una prospettiva specifica, diversi nodi teorici: Alexei N. Krouglov si sofferma sull’ambiguità della definizione kantiana di Illuminismo; Michael Walschots mette in discussione l’interpretazione che vede una continuità tra la concezione della motivazione morale in Hutcheson e quella in Kant; Jens Timmermann evidenzia l’originalità argomentativa della Kritik der praktischen Vernunft rispetto alla Grundlegung zur Metaphysik der Sitten, in particolare attraverso il concetto di “credenziale” della legge morale. Kang Qian affronta il tema della circolarità che sembrerebbe emergere, nella Grundlegung, tra libertà e legge morale, proponendo un’interpretazione alternativa: pur non eliminando completamente la circolarità, sostiene che Kant, nella quinta sezione dell’opera, offra una soluzione trascendentale fondata sulla non contraddizione tra libertà e necessità naturale, giungendo così a una deduzione trascendentale dell’uso regolativo dell’idea di ragione in ambito pratico. Gabriel Rivero affronta invece la complessa questione dell’introduzione del dovere honeste vive all’interno della dottrina kantiana del diritto. In quest’ultimo caso, l’autore contestualizza storicamente l’affermazione di tale dovere come una risposta di Kant alla disputa, a lui contemporanea, tra conservatori e radicali riguardo al concetto di umanità. L’introduzione, dunque, del dovere honeste vive viene concepita come il tentativo kantiano di dare uno spazio alla nozione di umanità nella sua dottrina del diritto. Su questo stesso ordine di riflessioni s’inserisce anche il saggio di Diego Kosbiau Trevisan che ipotizza una transizione nel pensiero giuridico del filosofo da una visione assolutista, in linea con la concezione degli iura connata, a una visione liberale, in cui emerge come unico diritto innato e fondamentale quello della libertà. Da questa prospettiva lo scopo dello stato non è tanto quello di promuovere la felicità, ma piuttosto quello di preservare la libertà dei cittadini: "In the civil state, the innate right of freedom is neither lost nor alienated. On the contrary, it remains and gains a `civil´ meaning in the form of `legal attributes´ belonging to every human being" (p. 162). Sul piano della filosofia pratica John Walsh, affronta il problema della possibilità di una trasgressione libera della legge morale, sciogliendo le possibili contraddizioni sull’argomento mostrando come esse dipendono principalmente da un’esigenza epistemologica inerente alla definizione della Willkür.

Il volume non manca di contributi che tengono conto degli influssi, delle interpretazioni e delle riprese della filosofia del pensatore tedesco, soffermandosi, ad esempio, sullo spostamento d’asse dal piano teoretico a quello pratico nel trattare il problema dell’immortalità dell’anima (Paola Rumore), oppure insistendo, a partire dall’importanza attribuita alla comunicazione nell’intera filosofia kantiana, su come in Fichte la comunicazione diventi un elemento costitutivo della società e delle sue istituzioni (Luca Fonnesu). Saneyuki Yamatsuta ricostruisce lo sviluppo della critica di Hegel a Kant rispetto al rifiuto di quest’ultimo dell’intuizione intellettuale. Hernán Pringe discute invece delle leggi del pensiero puro di Cohen secondo le quali il pensiero dà a sé stesso il proprio contenuto. L’autore, in particolare, mostra come ciò avvenga attraverso diverse fasi corrispondenti ai differenti tipi di giudizio. Nella scansione di questo processo, egli illustra in che modo per Cohen la matematica giochi un ruolo centrale non solo nella forma ma anche nella generazione del contenuto del pensiero di un oggetto nella natura, superando una considerazione separata delle forme pure dell’intuizione e delle leggi del pensiero.

Il volume si chiude con un saggio di Heiner F. Klemme che mette a confronto Kant e Husserl sulla concezione della razionalità tra le nozioni di critica e crisi. La ragione per attuare una simile comparazione è guidata innanzitutto dall’idea che le tesi dell’uno e dell’altro filosofo si chiariscono reciprocamente, consentendo così di assumere una prospettiva privilegiata capace di fornire una maggiore comprensione della particolarità delle rispettive posizioni dei due filosofi. L’analisi della tensione tra razionalità, critica e crisi, può contribuire, in secondo luogo, a dare una risposta alla domanda su che cosa sia la critica, e come tale questione sia parte della modernità di cui facciamo parte "After all, our question about critique and the crisis of rationality does not fall from the sky. It is itself part of the discourse of modernity in which we participate" (p. 376). Il senso in cui viene adottato il termine critica ha tuttavia qui un valore generale e corrisponde al suo "[…] supreme practical-political goal in the service of which the critique of `the faculty of reason´ stands" (ibid.). Tale fine consiste nell’autopreservazione dell’essere umano quale essere razionale, allontanandolo, in questo modo, dalle condizioni che lo riducono a mera macchina. La razionalità critica deve quindi preservare l’autodeterminazione del soggetto in quanto persona, la quale si costituisce come soggetto libero grazie alla ragione.

L’autore del saggio argomenta poi che la riflessione sul concetto di critica in conformità al lascito kantiano, non può mancare di adottare un approccio “meta-critico”, vale a dire una critica di quelle intuizioni di Kant caratterizzanti la sua stessa concezione della critica: cioè, quell’attività razionale volta all’autopreservazione della razionalità umana e della sua libertà: "By meta-critique, then, I mean the systematic engagement with the critique of Kant’s critique in history and in the present. Meta-critique investigates whether and in which respect the critique of Kant and thus of the idea of the human being who wants to be more than machine, is convincing" (p. 381) È entro questa prospettiva meta-critica e storico filosofica che è chiamato in causa il pensiero di Husserl e le sue riflessioni intorno alla crisi delle scienze "[…] because Husserl’s transcendental phenomenology also constitutes a critique of Kant" (ibid.). Il tentativo condotto da Husserl nella Krisis è infatti ritenuto non troppo distante da quello della filosofia pratica kantiana. Entrambe le prospettive si accomunano nel tentativo di contribuire, attraverso un vero razionalismo, ad un’umanità basata sulla ragione: scopo perseguibile, per Husserl, solo all’interno del solco segnato dalla fenomenologia trascendentale. Tale scopo pratico, che persegue la razionalità non riducendola a quella delle scienze naturali, ma estendendola ai presupposti di queste, assume una connotazione esistenziale. La razionalità è concepita come ciò che dà senso all’esistenza, ma il suo perseguimento trova infine base nella fede nella razionalità del mondo e in un Dio buono. Dunque, l’esito di questa meta-critica, perviene ad un superamento della critica stessa attraverso la crisi, conservando tuttavia il suo intento di fondo, vale a dire l’autopreservazione della razionalità dell’uomo "For Husserl, the immediacy of the life-world and the world of things takes the place of the critique of reason by reason, which tries to fathom the relationship between concept and intuition, between thinking and cognition" (p. 386). Al termine della sua riflessione, Klemme nota come, nonostante le importanti differenze tra Kant e Husserl, entrambi condividono un punto essenziale: lo scopo pratico di porre al centro del loro pensiero l’umanità, legandola inestricabilmente all’autopreservazione della razionalità, in modo tale da non ridurre l’uomo a macchina né di ridurre la sua comprensione alla sola razionalità scientifica.

In conclusione, il presente volume affronta una pluralità ampia e articolata di questioni, tutte riconducibili, in modo coerente, al tema centrale del libro, anche in virtù della sua estensione. Il merito principale di questo lavoro, a parere di chi scrive, è l’originalità e l’intraprendenza delle tesi proposte nei diversi contributi che si inseriscono nel vivo dei diversi dibattiti sulla filosofia di Kant, e non solo, e che riguardano la razionalità e i suoi diversi impieghi.